Storia e storie

Racconti

mercoledì 12 settembre 2018

Case puntellate



Larghi e strade

Case puntellate

Chiamare: “case puntellate”,   una strada, e conservarlo con tanto di targa, mi sembra perlomeno singolare. Se puntellare  vuol dire “sostenere o fermare con una struttura anche provvisoria”, casa puntellata  vuol dire perciò che fu messo un sostegno a una Casa, un edificio traballante o pericoloso. Sarà stato un terremoto? Sarà stata qualche cannonata? Forse uno sprofondamento del terreno? No, niente di tutto questo. Solo  un’ antica leggenda che narrava della apparizione di Gesù Cristo  agli abitanti del luogo e  avrebbe detto di aver “puntellato” le loro case per prevenire cedimenti.
Mappa del Duca di Noja
Questa strada si trova al Vomero, nella parte antica della collina, e la si trova con quel nome già nella mappa di napoli di Giovanni Carafa, duca di Noja del 1775. Va oggi da via Altamura a un incrocio con tre strade, via Pigna,  via Iannelli (già Nuova Camaldoli) e via S. Martini, mentre dall’altro lato attraversata via Altamura, va verso Antignano, antico villaggio dell’area vomerese.
E’ una strada stretta e molto antica e si intreccia con la storia  della collina. Questa, in tempi molto antichi,  era parte del sistema collinare che sovrastava  e circondava la città, da Posillipo a Capodimonte e da qui a Capodichino. In età romana la collina fu chiamata “Paturcium”, C’erano campi coltivati, pascoli e molte ville e masserie, attraversati da sentieri che conducevano dalla città bassa, su per montes, scendendo poi verso Agnano e Pozzuoli quando non c’era ancora la grotta che bucava la collina e usciva  sulla stessa via per l’area flegrea. C’ erano sentieri e scale come ad esempio, quella che ancora oggi porta dalla riviera di Chiaia  fino a via Belvedere, oppure quella detta del Petraio.
La strada più frequentata doveva essere quella che, uscendo dalla  città, si inerpicava su per il Cavone giungendo nella zona di piazza Mazzini. Da qui si saliva per l' Infrascata, (via Salvator Rosa) e via Conte della Cerra, dove troviamo ancora oggi tracce di un ponte viadotto di epoca romana, vicino alla stazione della Metro. 
La salita attraversava allora un modesto villaggio, dove erano sorte, “cauponae”, taverne e luoghi di ristoro per mercanti e viaggiatori, per militari e corrieri, e sicuramente un mercato di prodotti ortofrutticoli. La strada, detta “ per montes”, dopo qualche tempo, cominciò ad essere chiamata “Antiniana” e così il villaggio “Antignano”, cioè, ante Anianum, prima di Agnano.
 Da qui la strada si divideva: da un lato si dirigeva  per la via Gino Doria sulla attuale via Belvedere,  che proseguiva o  per Posillipo o scendeva  per raggiungere Pozzuoli. Dall’ altro lato il sentiero, avendo comunque la stessa destinazione, scendeva per la via delle Case puntellate e   la Pigna. La via Case puntellate, perciò  non era altro che un antico percorso per montes tra Napoli e Pozzuoli.
La via per montes non fu abbandonata quando, nel 30 a.C., l’architetto cumano Lucio Cocceio Aucto realizzò la crypta neapolitana, la galleria che permise di attraversare la collina di Posillipo più velocemente, perché agli inizi era solo una struttura militare utilizzata per le legioni che dovevano andare  da Neapolis  e la zona flegrea e viceversa.
Da qui, si racconta,  passò, nell’anno 305 d.C., il corteo che portava il corpo del Santo patrono di Napoli, Gennaro, decapitato a Pozzuoli, per deporlo nelle catacombe omonime, e si racconta anche che il famoso miracolo della liquefazione del sangue sia avvenuto qui per la prima volta.. Per questo motivo sorse nella zona una “ecclesia  S. Ianuarii” poi demolita, e per questo motivo esiste oggi la chiesa di S. Gennaro a Antignano.
Un notevole sviluppo edilizio si ebbe a partire dalla fine del XVI secolo.  Presumibilmente risalgono a quel periodo,  i Casali delle Case Puntellate, dell’ Arenella e del Vomero ( nei pressi dell’ attuale Via Belvedere), tutti caratterizzati da un tipo di edilizia rurale con ville patrizie e masserie. 
Tutta l’area restò cosi per secoli quest'area era quasi totalmente agreste, e vi si potevano trovare sporadiche masserie e qualche villa nobiliare.
 Ancora  oggi, lungo quell’antico  percorso,  tra bancarelle di frutta e verdure, un occhio attento riesce a vedere un antico edificio con un bel cortile interno. Sulla parete dell’ingresso una lapide costruita dall’architetto regio Antonio de Simone per ordine di  Ferdinando I re delle due Sicilie nel 1818, è dedicata a Giovanni Pontano, poeta, letterato e umanista. Questa era la sua villa, costruita nel 1472. Era nato in Umbria, a Cerreto di Spoleto nel 1429, si trasferì a Napoli, dove oltre all’interesse per la letteratura e la poesia, fu ministro del re  Ferrante d’Aragona, e soldato e precettore dell’erede Alfonso. Nel 1494 si ritirò a vivere qui a Antignano, e  vi morì nel 1503.
Poco distante dalla villa fu posto il dazio del regno, istituito nel 1826  per combattere  il problema del contrabbando. Fu costruito perciò  Il Muro, detto Finanziere, che si sviluppò per circa venti kilometri, racchiudendo al suo interno tutta l'area della Maddalena e di Capodichino fino ai Colli Aminei e poi l' area del Vomero e di Posillipo fino a Mergellina.
 Nel muro, di tufo,  furono costruiti alcuni varchi doganali, denominati Edifici Daziari, e  postazioni di guardia.  Di quel muro restano ancora oggi tracce ben visibili, sparse un pò dappertutto. Al Vomero se ne possono vedere tratti in via E.A. Mario, così come ai Colli Aminei, dove il Finanziere continua a correre nei pressi della Metropolitana e lungo la strada delle Case puntellate.  Ma la   migliore testimonianza la si trova proprio ad Antignano, nel largo omonimo.
 Sul muro di un vecchio fabbricato a due archi dove c'è una tabaccheria, nascosta e scolorita dal tempo e dalla incuria, una piccola lapide ci avverte con l'iscrizione: Qui si paga per gli regj censali.  Era un Ufficio  Daziario, il posto di Casa puntellata.
Nell’area e lungo quell’antico percorso  sorsero sicuramente case e casali rustici, poderi e masserie, ma anche: “ un villaggetto popolato di osterie, mete di gite domenicali….”, come scriveva lo storico Gino Doria.
Case puntellate oggi
Tutta la zona era indicata, infatti, per l’aria buona e per l’ ”otium”- il riposo dalla vita pubblica, e la meditazione -: al villaggio del Vomero ci si andava, da sempre e fino al XIX secolo, per la villeggiatura nei poderi e nelle case di campagna, ma anche per gite giornaliere e per mangiare nelle trattorie paesane..“ Maggio. Na’ tavernella ncopp’Antignano” così scriveva Salvatore di Giacomo, ai primi del ‘900, cosi anche Rocco Galdieri nel  “Vommero sulitario: “ mmiez’a friscura, a ‘o Vommero,  p’è strate ‘e S.Martino”.
Ma il disastro era in agguato. Alla fine dell’800, all’inaugurazione del nuovo rione, erano iniziati i danni al paesaggio, sia con la costruzione delle funicolari – Montesanto e Chiaia -, poi con quella “centrale”, e  con la costruzione delle Vie Scarlatti e via Luca Giordano e le strade vicine; furono costruiti quei palazzi e quelle abitazioni, che oggi definiamo d’epoca, e che ancora vediamo fino a piazza Vanvitelli e oltre. il carattere agricolo della collina fu completamente stravolto da una vera e propria opera di urbanizzazione di massa nell’ area compresa tra Castel Sant’ Elmo, Via Aniello Falcone, Via Annella di Massimo e Via San Gennaro al Vomero. L’ area dell’ Arenella e dello stadio Collana, progettate nel primo dopoguerra e le speculazioni edilizie degli anni ’50 e ’60 sancirono la definitiva cementificazione della zona, distruggendo decine di ville, masserie e orti. Al loro posto,  condomini sempre più grandi, e un vero e proprio esodo di intere famiglie che, dal centro storico, andarono a popolare i nuovi rioni.
La strada ha subito un processo di urbanizzazione in seguito al piano regolatore del 1926, ma,    malgrado le distruzioni operate dagli anni ’60 del XX secolo ad oggi, tratti  dell’antica strada riaffiorano lungo il percorso della attuale via Iannelli, quando da  Case puntellate si andava fino a Cappella Cangiani.