domenica 13 novembre 2022

TROTULA

 

C’era una volta una fanciulla di nobile e ricca famiglia che fu chiamata Trota, che indicava il comune pesce di fiume, ma che simbolicamente era di buon auspicio e significava “fortuna” per chi forse lo portava o lo sognava. Nacque intorno al 1030/1040 a Salerno, la famiglia si chiamava Ruggiero o de Ruggiero, era annoverata tra le famiglie aristocratiche della città.

 Salerno era, in quell’epoca, capitale di un principato longobardo dal 774, da quando cioè il duca di Benevento Arechi II, considerata la vastità del suo Stato che comprendeva i territori del Sannio, di Capua, del Cilento, della Calabria settentrionale e della  Puglia fino a Taranto, vi trasferì la Corte. Il periodo era complicato e instabile, conflitti e lotte per il potere, epidemie e carestie, Stati che si formavano e poi cadevano. Nell’800 a Roma era stato creato il Sacro Romano Impero con Carlo magno, a Oriente continuava il millenario Impero romano di Costantinopoli, le coste italiche subivano continue incursioni dei Saraceni.  A Napoli sopravviveva il piccolo Ducato, mentre Salerno dall’839, si era resa autonoma da Benevento.

Nell’anno di nascita di Trota era “princeps” di Salerno Guaimaio IV al quale, nel 1052, successe il figlio, Gisulfo II. Era il tempo dei Normanni che, arrivati come mercenari, si stavano prendendo tutto il sud. Nel 1077 Salerno fu conquistata da Roberto d’ Altavilla, detto il guiscardo, l’astuto, che tolse di mezzo il principe Gisulfo, ne sposò la sorella Sichelgaita, e fece della città la capitale del suo Ducato di Puglia e Calabria.

Nella città, in quel periodo, era attiva una famosa Scuola medica (vedi miniatura allegata), che aveva due particolarità: era, prima di tutto, un miscuglio di culture diverse, “magistri” greci, ebrei, arabi e latini esercitavano la medicina e la insegnavano; in secondo luogo, fatto davvero eccezionale per l’epoca, era aperta alle donne che avessero voluto frequentarla.

E Trotula, la piccola Trota?  Aveva fratelli, sorelle? Può darsi, ma non se ne sa niente.

Studiò e seppe leggere e scrivere, ma non sfuggì al destino di sposa giovanissima di un uomo scelto dal padre, come era l’usanza: si trattava di Giovanni Plateario, noto medico salernitano,magister” della Scuola medica. Probabilmente fu questo matrimonio che le aprì le porte della medicina e la fece diventare famosa. I suoi maestri furono lo stesso marito e perfino l'arcivescovo della città, Alfano. Alfano di Salerno, vissuto tra il 1015/1020 e il 1080, non fu solo monaco, abate e arcivescovo, ma fu anche scrittore e  un importante esponente della Scuola medica salernitana.

Con questi maestri, Trotula, diventata nel frattempo, madre di due figli Giovanni e Matteo che seguiranno le orme del padre e della madre, si dedicò alla medicina e fu il primo professore di medicina di sesso femminile.

Gli studi e l’attività di Trotula si si concentrarono sulla ginecologia, l’ostetricia e la puericultura e anche sulla cosmesi.  Non c’erano specialisti in certe materie, le donne non avevano il coraggio di confessare i propri problemi intimi a medici uomini, le donne che partorivano erano tutte molto giovani e spesso morivano dopo il parto, la mortalità infantile era al 40/45% delle nascite.

 Le cause principali erano la cattiva o precaria alimentazione e lo scarso  igiene. Nella sua epoca non era sola, sua “collega” e contemporanea fu Sichelgaita, la principessa longobarda sorella di Gisulfo II, l’ultimo principe di Salerno e, come avevo accennato, moglie di Roberto il guiscardo, il conquistatore della città. Alla morte del marito si dedicò alla medicina.

 

A Trotula sono stati attribuiti vari scritti di carattere medico sulle donne, ma secondo F. Bertini  in “Medio Evo al femminile”,  queste opere “ pur contenendo elementi ascrivibili, in tutto o in parte, al suo insegnamento, in realtà non furono materialmente scritte da lei”.

In essi si parla delle malattie delle donne prima, durante e dopo il parto e sulle cure da farsi. In uno di questi si raccontano le pratiche di alcuni medici salernitani del XII secolo, tra i quali viene citata anche Trota, definita come “magistra (insegnante) “et sanatrix” (guaritrice). Le viene attribuito anche “De ornatu mulierum”, un trattato di cosmesi che insegnava alle donne come conservare, migliorare ed accrescere la propria bellezza e come curare le malattie della pelle.

Trotula o Trota morì a Salerno nel 1097. Fu vera questa storia o soltanto una favola?  Leggenda o realtà? Cosi venne raccontata, forse esagerando, da un anonimo autore francese del XIII secolo: visse a lungo (vivere a lungo a quei tempi significava verso i 50/60 anni, infatti si dice che morì nel 1097),  fu assai bella in gioventù, e dalla quale i medici ignoranti traggono grande autorità ed utili insegnamenti, ci svela una parte della natura delle donne. Una parte può svelarla come la provava in sé; l’altra perché, essendo donna, tutte le donne rivelavano più volentieri a lei che non a un uomo, ogni loro segreto pensiero e le aprivano la loro natura”.

Una descrizione che secondo alcuni sembra fatta proprio per creare una leggenda.  In epoca tardomedievale si pensò invece che Trotula era solo una invenzione, compreso un nome così particolare, e che i testi a lei attribuiti dovevano essere in realtà opera di un uomo. Opinione, secondo me, poco credibile, basata su una diffusa misoginia dell’epoca.

Secondo altri una donna di nome Trota sicuramente visse a Salerno e fu medico in quella importante Scuola, brava e capace di curare donne e anche e uomini senza essere considerata una strega. Il ricordo di questa donna fece, poi, nascere un racconto leggendario.