Storia e storie

Racconti

venerdì 15 novembre 2013

presentazione progetto: Storia delle prigioni e delle pene


Estratto e riassunto del 1° incontro presso Università della terza età di Trieste

 

Oggi parliamo di un argomento attualissimo, se ne parla sempre più spesso: le carceri, le sanzioni penali, la giustizia, temi delicati e difficili,  si parla, si discute, sui giornali, in televisione, nel Parlamento, in politica. Del carcere se ne parla sempre più in relazione soprattutto ai fatti che dal periodo di Tangentopoli hanno fatto scoprire ai politici e ai grandi dirigenti, quel mondo fino ad allora ignoto, conosciuto solo dai poveretti,come poco tempo fa aveva detto anche il Papa: “ anche Dio è un carcerato, sta in cella con i deboli, mentre i pesci grossi nuotano liberamente” oggi se ne parla per il sovraffollamento e si pensa al solito rimedio, l’amnstia e l’indulto.
Il problema delle carceri – e della giustizia - era già presente, anche se poco conosciuto dal pubblico – da tanti anni: in quello che io giudico il miglior film girato sulle carceri italiane negli ultimi 40 anni, nel  1972” detenuto in attesa di giudizio”,di Nanni Loi, con un Alberto Sordi tragico, si  narra l’odissea giudiziaria di un uomo che non capisce perché è stato arrestato, e passa da varie carceri al manicomio giudiziario, dopo aver subito violenze e umiliazioni.
Si parla da qualche mese ormai del solito condannato eccellente, di un anziano signore che dovrebbe mettersi tranquillo,  della sua decadenza da senatore, tante chiacchiere e pochi fatti,perché nessuno vuole assumersi la responsabilità di votarne la decadenza, si continua a rimandare la votazione,  e si è ostaggi di  questo soggetto, e si discute di detenzione domiciliare o di affidamento a servizi sociali, che sono misure alternative al carcere, cioè modi diversi di scontare una pena e si applicano a chi è condannato. E’ di questi giorni l’ennesimo scandalo sul ministro, quello della giustizia, che intercettata per una telefonata, si impegna a fare il possibile per far ottenere  gli arresti domiciliari alla figlia di una sua amica che guarda caso è la moglie di un noto imprenditore ( Ligresti) in galera, e neanche si è dimessa.

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Tra l’altro il certificato medico dichiara che la signora in carcere soffre di più perché” abituata a una vita particolarmente agiata”. Il che significherebbe allora che chi non ha una vita agiata, e che non ha possibilità di telefonare a un ministro, se va in carcere non soffre tanto e si adatta discretamente alle condizioni di vita senza libertà e in promiscuità. Il che significa allora che possono pure morire tanto…. Il che significa che per fortuna c’è lì organizzazione carceraria che funziona anche per i poveretti. in nome dell’eguaglianza davanti alla legge e del diritto alla salute per tutti, sancito dalla Costituzione.

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Nel caso in questione, abbiamo sentito parlare anche di arresti domiciliari, altra misura alternativa al carcere, che si applica, differenza della detenzione domiciliare, a chi è arrestato e in attesa di giudizio.
Si parla da più di trent’anni della riforma della giustizia, me ne occupo dal 1974, dei processi lenti, la cronaca di tutti i giorni ci fornisce argomenti di discussione sulla giustizia e sul carcere, dai processi, assoluzioni o condanne strane, e alle morti in carcere che spesso non hanno una spiegazione.
Quest’anno, ad esempio, non è iniziato proprio bene per le carceri italiane, anzi per l’Italia: infatti siamo stati condannati dalla corte Europea per i diritti dell’uomo per violazione dei diritti umani, tortura e trattamento disumano o degradante” per  il sovraffollamento degli istituti penitenziari e per tutta una serie di mancate riforme nel settore giustizia. L’Italia è stata anche condannata a risarcire i danni a 3 detenuti ricorrenti, mentre altri stanno aspettando l’esito di altri ricorsi, che sono più di 500. E probabilmente visto l’andazzo e questa sentenza se ne aggiungeranno altri.
Gli ultimi dati pubblicati dal DAP (Dipartimento Amministrazione Penitenziaria), qualche giorno fa, danno un numero esorbitante di persone in carcere, 64.758 presenti in 205 istituti per una capienza invece di 47.615 posti regolamentari. Tra i presenti, i detenuti in attesa di giudizio definitivo sono 24.635. In quest’anno, che non è ancora finito, si sono verificati 42 suicidi.
Eppure siamo il paese dove nel 1948, è stata promulgata una Costituzione che si occupa in maniera avanzata delle pene e della giustizia, e dei diritti individuali, ma che solo dopo quasi 30anni, nel 1975 ha fatto una legge sul carcere e solo nel 1989 si è rifatto, introducendo il sistema accusatorio, il codice di procedura penale.
Quello di cui parleremo qui nei prossimi incontri, non sarà una lezione di diritto, ma sarà  – in maniera superficiale e soprattutto leggera -, una cavalcata veloce nella storia dell’umanità, delle società e degli Stati dalla loro formazione ad oggi, esaminati dal punto di vista delle leggi e della loro applicazione, delle prigioni, delle punizioni e i cambiamenti che si sono verificati nei secoli
Voltaire
 Appare infatti evidente che le prigioni,  le pene e la giustizia, riflettono le società in cui nascono e vivono, e ne rappresentano il grado di civiltà.
Non è un concetto antichissimo e neanche ultramoderno, bisogna arrivare al periodo illuminista, nel 1700, Voltaire, scrittore e filosofo francese, parigino, affermava che la civiltà di un paese si giudica dalle sue carceri. 
Nello stesso periodo, è stato un italiano a tracciare le linee moderne di intervento penale e penitenziario, cioè un tal Cesare Beccaria, milanese, che dimostrò l’inutilità della tortura e della pena di morte..., ma di Voltaire e di Beccaria parleremo più approfonditamente  quando arriveremo all’epoca  dell’illuminismo.
Ma la civiltà di un paese la si giudica anche dalle modalità di esecuzione della pena detentiva oppure delle stesse pene capitali.
Secondo qualche autore anche i modi di applicare la pena di morte fanno capire  molto, delle società in cui si operano, le sue idee sulla convivenza civile, le paure e le sue necessità, e anche le convinzioni religiose. Certe condanne capitali venivano accompagnate da processioni,  manifestazioni pubbliche e di tipo religioso.
Definiamo anche il termine, prigione, che significa? Il termine  deriverebbe dal latino “prehensio”, l'azione di catturare, mentre  indica, nell'uso corrente, un luogo dove, fisicamente, vengono trattenute, in stato di privazione della libertà personale, persone:
1) colte in flagranza di reato, che  significa colte nel momento di commettere un reato;
2) arrestate perchè accusate con sufficienti indizi di colpevolezza, di aver commesso un reato, quando ci sia pericolo di fuga o inquinamento di prove;
 3) condannate a pena passata in giudicato, cioè quando la sentenza di condanna è diventata definitiva ed esecutiva.
Si usa anche “Penitenziario”, che deriva chiaramente da penitenza, imposta dalla religione cristiana e cattolica,  luogo della penitenza per il reato, inteso come offesa a Dio. Vengono in genere usati anche altri termini, come "galera", che deriva dalla pena inflitta al prigioniero costretto a remare nelle galee, le navi a remi,  oppure sicuramente avete sentito parlare di "bagno penale", che  deriverebbe dalla conversione dei bagni pubblici di Costantinopoli in prigione. Le “segrete” poi, erano quei locali di castelli medioevali dove venivano rinchiusi e dimenticati in genere nemici politici e malfattori comuni.
Cesare Beccaria
Il  carcere è stato generalmente è ospitato in posti bui e malmessi, disastrati, edifici sporchi, vecchi castelli ,- in epoche passate grotte o tuguri – senza igiene,poca aria: in Italia solo da pochi anni si è fatta una seria opera di edilizia penitenziaria, in linea con le norme nazionali e internazionali, ma evidentemente non basta, poiché cresce e non diminuisce, in linea con le varie crisi che attraversano ciclicamente la nostra società, prima di tutto economica, ma anche sociale e politica, il numero delle persone ospiti, il numero dei reati e il tipo di reati.
Abbiamo proprio in Regione, un carcere situato in un castello medioevale, rifatto più volte - che nel corso dei secoli ha ovviamente subito molte modifiche - , che magari sarebbe meglio utilizzare come museo o a scopi turistici. E’ il castello di Pordenone, destinato a carcere nel 1883 e utilizzato ancora oggi come carcere. Ma i particolari li rimando a quando parleremo dell’epoca medievale.
Lo stesso faremo a proposito di un altro castello più vicino a Trieste, quello di Rubbia, dalle parti di Sagrado, all’incrocio tra il Vipacco e l’Isonzo, vicino Gorizia, utilizzato come prigione addirittura  per Riccardo cuor di Leone, di ritorno dalla crociata.
Castello di Pordenone
Ma in Italia abbiamo anche edifici più antichi utilizzati anche come carcere, addirittura qualcuno risale all’epoca romana e fu utilizzato come carcere fino al 1870. Parlo di  Castel Sant'Angelo (o detto anche Mausoleo di Adriano) a Roma, che  fu costruito nel 125 d.C. dall’imperatore Adriano come suo mausoleo funebre.
E non possiamo dimenticare quello più vicino a noi, cioè i Piombi di Venezia.  Piombi sono la parte sottotetto delle antiche prigioni, situate nel complesso del Palazzo ducale. Risalgono all' XI secolo, cioè all’anno 1000, e vi si tenevano prigionieri della Repubblica.  Chiamati “piombi” perché posti subito sotto il Tetto del palazzo ducale, costituito da lastre di PIOMBO. Rimandiamo anche qui i particolari al periodo relativo soprattutto al 700 e ‘800, quando furono ospitati Giacomo Casanova e poi alcuni patrioti italiani, come Silvio Pellico
Le prigioni più antiche di cui abbiamo notizia sono il Pritaneo, a d Atene nel V° secolo a.c., dove fu rinchiuso Socrate e morì avvelenato, e il Mamertino   a Roma, che mi sembra ancora oggi visitabile. Anche di questi parleremo quando tratteremo il periodo storico e quel tipo di società.
Devo accennare ad alcuni termini tecnico-giuridici elementari che troveremo nella nostra narrazione, come ad esempio il “reato”, Cosa è un reato? La definizione classica  e la seguente: è reato ogni fatto, azione o omissione che la legge stabilisce come tale.
In altre parole è solo la legge che stabilisce cosa è o cosa non è reato. Per avere il reato inoltre sono necessari due elementi: uno oggettivo, cioè il fatto previsto come reato, il secondo soggettivo, cioè personale , è quello che definiamo, o comunque abbiamo sentito tante volte,  se un fatto è doloso, cioè intenzionale, o colposo.
Parleremo della pena e delle modalità di applicazione. L’ unica pena per secoli, concepita o concepibile da mente umana, è stata quella capitale o comunque quella corporale, che cioè procurasse dolore fisico o menomazione, nella convinzione che era l’ unica ad avere una funzione RETRIBUTIVA e DETERRENTE. Non esisteva proprio il concetto di pena detentiva e di funzione educativa, anche se gli storici segnalano era già in atto un dibattito sulla funzione della pena già con il filosofo Platone.
Le società antiche, gli Stati, anche se capaci di esprimere grandi idee, grandi artisti, poeti, politici e condottieri, giuristi come a Roma, non capivano altro che la morte con la quale avevano dimestichezza, la mortalità era un fatto naturale, i medici potevano fare ben poco, la violenza faceva parte della vita quotidiana, era connaturata e perciò  cambiava solo il modo di dare la morte, sia di stato sia privata. Gli stessi giochi, gli sport, mentre in Grecia classica, ma anche in quella omerica, non c’era sangue, organizzavano come sappiamo le Olimpiadi e in quelle occasioni venivano interrotte anche le guerre, a Roma, invece, troviamo i gladiatori che si ammazzano tra loro, perfino le corse dei cavalli, con bighe o quadrighe, potevano finire con la morte di cavalli e conducenti.
Perciò tutti i sistemi di eseguire le pene capitali dovrebbero aiutarci a capire di quali nefandezze e aberrazioni l’uomo è stato capace di inventare nella sua storia,e di qual fantasie si è stati capaci.
 I stessi diversi modi di dare la morte sono sempre quelli, sempre gli stessi dall’antichità, perché l’uomo non inventa niente da millenni, ma poi ci sono alcuni modi più usati di altri, secondo i periodi e ci sono modi mescolati a cerimonie religiose, come il rogo con l’Inquisizione, l’auto da fé, o altri modi che saranno abbandonati, come la crocifissione o l’ordalìa, o quelli in atto fino a poco tempo fa, come l’impiccagione.

Carcere mamertino
Scopriremo le forme più particolari e strane di dare la morte, tutte peraltro perfettamente legali perché accettate dai popoli dell’epoca, le forme più strampalate , frutto di menti o malate o perché ancora oggi ci sfugge il significato, come ad esempio quella che è stata definita, ( Eva Cantarella, I supplizi capitali, ed.Feltrinelli), la pena del sacco, che a Roma antica, era riservata ai parricidi. Essa consisteva, ne accenno subito, nel percuotere violentemente il condannato per parricidio, poi cucirlo in un sacco – culleus – insieme a un cane, un gallo, una vipera e una scimmia, e quindi buttati o a mare o nel più vicino fiume.
La vera differenza la farà l’illuminismo nel ‘700  con l’avvio della pena detentiva e  la rivoluzione francese che utilizzerà, e molto, la ghigliottina.
Il percorso che faremo parte dalle società antiche per arrivare rapidamente ai giorni nostri, cosi come segue:
 Tracceremo prima un percorso storico, politico, economico sociale e religioso e in rapporto a questo parleremo delle sanzioni penali, delle leggi, se c’erano, che regolavano le varie situazioni penali e le procedure e le sanzioni.
Teniamo presente una regola generale valida dall’antichità delle società primitive fino a metà del secolo XVIII:  la prigione , il carcere, la pena detta giuridicamente parlando “detentiva” era sì in uso da sempre, in grotte, caverne, sottoterra ecc., .ma era solo per togliere di mezzo l’individuo, provvisoriamente – che poteva durare anche una vita – a piacimento del governante del momento - e in attesa della pena definitiva che era in generale la morte in svariate forme, oppure pene corporali come la frusta o la flagellazione, anche il taglio di un arto, in alcuni casi la vendita come schiavo, o se possibile, per nemici  presi in guerra, il riscatto.
La riduzione in schiavitù è stata nei secoli passati una attività perfettamente legale e comunque consentita – oltre ad essere una componente essenziale di quella economia - , e solo da poco è stata considerata un reato per chi la pratica, mentre è stata sempre una condanna, una pena o una afflizione o una sanzione per chi ha dovuto subirla.
Arriveremo poi fino al concetto di pena detentiva e alla abolizione della pena di morte.
I vari modi di esecuzione della pena saranno illustrati nelle varie epoche in cui, da quanto dicono gli storici, venivano più usate..
 Partiremo quindi  dalle società primitive, dal concetto della punizione come vendetta privata e del carcere come luogo di allontanamento provvisorio in attesa della punizione; e dalla organizzazione degli Stati e a punizione pubblica, le pene corporali e capitali, e pecuniarie,e alcune orme di punizioni., in particolare la precipitazione, l impiccagione, la galera e la crocifissione.
Ci dovremo soffermare di più su Roma per il semplice motivo che quella di Roma è la nostra storia e di tutto il Mediterraneo, e perché abbiamo moltissime fonti storiche e giuridiche e anche perché è con una pena della crocifissione, avvenuta con Roma, che cambia tutta la storia.
Vedremo anche che nei mille e più anni della sua storia, ci sono reati di uomini politici dell’epoca, allora si chiamavano tutti magistrati, che oggi ci appaiono singolari e sconosciuti, i nostri politici mai sarebbero accusati e condannati per appropriazione indebita, corruzione elettorale,  concussione ( corruzione ), appropriazione di soldi pubblici. Sto evidentemente scherzando e vedremo che non è cambiato molto.
      Alla caduta dell’impero romano, lo Stato si sfalda e perciò si torna alla la vendetta privata,alla “faida” e il giudizio di Dio (ordalia prova dolorosa del fuoco o dell’acqua); al Cristianesimo e la Chiesa, il reato come offesa a Dio, il castigo, l’ espiazione morale e penitenza, la scomunica, la tortura e le pene corporali, la gogna pubblica, il rogo e l ‘ Inquisizione  E’ un periodo lungo pieno di mutamenti storici, politici, sociali e religiosi, c’è la scoperta dell’America, la caduta di Costantinopoli, la seconda Roma, il Protestantesimo con Martin Lutero, anche se il concetto della pena detentiva non esiste ancora, ma sussiste quello della pena capitale o comunque del dolore fisico e della mutilazione.
     Parleremo poi dell ’Illuminismo, del prevalere della ragione e della scienza sulle superstizioni, e la fine dell’Inquisizione negli stati,  della rivoluzione francese, le rivoluzioni nazionali al fascismo: il movimento dell’illuminismo: Voltaire,  la divisione dei poteri( Montesquieu), e finalmente Cesare Beccaria – Dei delitti e delle pene – critica della tortura e della pena di morte; la rivoluzione francese;e il concetto della la pena detentiva, funzione e concetto secondo varie scuole di pensiero; scienza delle prigioni, sorvegliare e punire; i “bagni” penali e i lavori forzati; gli Stati preunitari italiani e i vari sistemi penali; l’Unità d’Italia, la pena di morte nell’unità d’ Italia; il brigantaggio; Cesare Lombroso (1835/1909) e il teschio del bandito Vilella; il fascismo, il codice Rocco, la funzione della pena e il principio di legalità; il regolamento degli istituti di pena del 1931.  
  Infine uno sguardo agli Stati e alle società occidentali, dal dopoguerra ad oggi, le regole minime e la Convenzione europea dei diritti dell’uomo; L’America di Kennedy, la guerra fredda, il Vietnam, l’Europa e l‘ euro, la caduta del muro di Berlino e la formazione degli stati dell’ ex-URSS.

La Costituzione italiana e la funzione della pena, il sistema giustizia italiano, il reato e il principio di legalità;  la legge 354 del 1975 e successive modifiche e altre leggi; crisi economica e sociale, terrorismo e criminalità; tangentopoli; la crisi politica del dopo tangentopoli; l’immigrazione; l’ordinamento penitenziario attuale; gli operatori penitenziari e il concetto di pena dei vari operatori: direttori, polizia penitenziaria, educatori, assistenti sociali, medici, cappellani, amministrativi, magistrato di sorveglianza, giudici; organizzazione burocratica-amministrativa.
Daremo inoltre un rapido sguardo alla economia di certi Stati sia antichi sia più vicini a noi e farò riferimento anche a cosa c’era qui nelle nostre zone.
  
 
 
 
 

Per ultimo, daremo un’occhiata veloce agli istituti penitenziari  della Regione.
 

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