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giovedì 3 febbraio 2011

partenope

"Alla nostra Partenope non mancano propri abitanti,nè forestieri, e lo stesso Apollo indicò con una colomba dionea il mite suolo per la sua fondazione". Così scriveva circa duemila anni fa, Papinio Stazio, poeta napoletano, alla moglie per invitarla a lasciare la capitale del mondo,Roma,e raggiungerlo a Neapolis e così continuava, ( le Selve, III, 5,78/90): "Mi affanno a portarti in queta terra (la mia terra natale non è la Libia, né la barbara Tracia). La rendono temperata un mite inverno e una fresca estate, un mare tranquillo l'accarezza con le sue placide onde. questi luoghi godono d'una pace priva d'affanni, degli ozi d'una vita distesa, di quiete mai turbata, e di sonni prolungati. Non v'è la rissosa vita del Foro, e le leggi non sono un appiglio ai litigi. I diritti dei cittadini poggiano sui loro costumi e la giustizia non ha bisogno dei fasci dei littori. E che dire delle meravigliose bellezze e dell'eleganza del luogo e dei templi, delle piazze adorne di innumerevoli colonne, e i due grandi teatri, uno all'aperto e un altro chiuso?"
Uguale a oggi ! Se il povero Papinio tornasse a nascere oggi, cosa potrebbe scrivere per invitare qualcuno a trasferirsi a Napoli? Proviamo a immaginarlo?" in questa città non mancano i forestieri, anzi è piena di extracomunitari, regolari e clandestini. A Napoli non si può più vivere, il clima è mutevole enon si capisce se è estate o inverno, il mare è inquinato perchè bande e cricche di politici e imprenditori e camorristi sversano nelle acque tute le schifezze possibili, le strade e le piazze sono incasinate da gente che corre e scappa e da macchine, cumuli di immondizia, dappertutto. I teatri, i cinema ma anche i musei e tutta la cultura e gli spettacoli di ogni genere sono trascurati dal governo e in crisi. I tribunali sono intasati di cause penali e civili che durano decenni, le leggi non vengono rispettate da nessuno, e altro che fasci littori o magistrati, qui ci vorrebbe l'esercito e la legge marziale.
Per fortuna ci sono i dintorni, che così descriveva :"Nei dintorni poi non mancano gli svaghi d'una vita varia, sia che ti piaccia visitare Baia dalle fumanti sorgenti e le sue incantevoli spiagge, e sia la dimora ispirata della profetica Sibilla (Cuma), o il promontorio famoso per il remo troiano (Capo Miseno), e siano i vigneti stillanti di vino del Gauro amato da Bacco o le dimore dei Teleboi(Capri) dove il faro, emulo della notturna erante luna, lancia raggi di luce, dolci ai nocchieri trepidanti, e le colline di Sorrento care a un robusto Lieo, dove abita l'amico Pollio, accrescendone più degli altri il pregio, o le acque benefiche di Ischia e di Stabia risorta (dopo l'eruzione del Vesuvio del 79)".
E nel libro IV della stessa opera, nel componimento dedicato alla possibilità di raggiungere la città velocemente con la via Domiziana, scritto per ingraziarsi l'imperatore Domiziano che aveva dato il nome alla strada,(IV, 3,111/112 ), diceva: " qui primo Tiberim relinquit ortu, primo vespere naviget Lucrinum( chi lascia il tevere all' alba, sul far della sera navigherà sul lago Lucrino)".

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