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martedì 26 luglio 2016

Carolina Bonaparte Murat.


                                                              Carolina Bonaparte Murat

Ci fu un breve periodo ( 1808/1815), in cui il regno di Napoli e di Sicilia ebbe, come Regine, due Caroline. Una, legittima, la figlia di Maria Teresa d'Austria, moglie di Ferdinando I di Borbone, trasferitasi con il marito a Palermo, al sopraggiumgere delle truppe rivoluzionarie francesi e che mai più avrebbe rivisto Napoli. L'altra, moglie di Gioacchino Murat e sorella di Napoleone Bonaparte.
Carolina Bonaparte Murat
In realtà il vero nome della seconda era Maria Annunziata ( detta Nunziatina), un classico nome mediterraneo, che però il grande fratello, che già si era mutato il proprio cognome da "Buona" in "Bona"..parte, più francese, le cambierà in uno ritenuto più chic, cioè in Carolina, ( e cosi farà per le altre sorelle , da Paoletta a Paolina e da Marianna a Elisa). Anche lei una regina per caso, una piccola borghese ignorante, ambiziosa e intelligente, che fece carriera e contribuì a quella del marito. Nunziatina Buonaparte nacque in Corsica, ad Ajaccio il 25 marzo 1782, settima figlia di Carlo e Letizia. Era una famiglia numerosa, sette tra fratelli e sorelle.La Corsica era da poco, da maggio 1769, diventata provincia francese. Grazie alle biografie del famoso fratello conosciamo tutto o quasi della famiglia: Napoleone, da oscuro capitano di artiglieria durante la rivoluzione, a generale e a Imperatore e padrone di mezza Europa, fratelli e sorelle promossi Re, duchi o principi. Dopo la morte del padre, madre e figli si trasferirono in Francia, nel 1793, all'ombra del fratello che stava per spiccare il volo. Annunziata aveva appena 11 anni, imparò a fare la sartina, ma soprattutto imparò, con le sorelle, l'arte della seduzione e a vivere l'aria di libertà postrivoluzionaria. A quindici anni Annunziata viene descritta ( R.De Lorenzo, Murat, Salerno Editrice) come “ già dall'aspetto di donna, ha graziose braccia, mani piccole e bianche, piedi ridondotti, è leggermente rotondeggiante. Colpisce per la vivacità e una precoce aria da seduttrice. Sa a stento leggere e scrivere, ma ha un carattere deciso e ambizioso”. Attirava già i desideri di molti uomini, soprattutto militari dell'entourage del fratello generale, che cominciavano a farsi avanti come pretendenti alla sua mano. Lei fu attratta da un giovane generale, comandante della cavalleria, alto, bello, riccioluto e brillante, si chiamava Gioacchino Murat e, nato nel 1767, aveva il doppio dei suoi anni. Così si sposarono prima con matrimonio civile il 20 gennaio 1800, poi in chiesa, il 7 gennaio 1802.
A Parigi, dove assunse una posizione di primo piano nella vita cittadina, Nunziatina, che ora si chiamava Carolina, iniziò la sua straordinaria carriera, unica tra le sorelle a diventar Regina, a fianco del fratello sempre più potente, e del marito, prima generale, poi maresciallo dell'Impero, quindi Duca e infine Re di Napoli nel 1808. Carolina seppe fare molte amicizie potenti, come Fouché e Maret, e non si fece scrupoli, benchè già sposata e madre del primo figlio, di andare a letto con personaggi importanti e politicamente utili, come Junot, governatore militare di Parigi, e Metternich, ambasciatore austriaco in Francia. Lei e il marito ebbero anche quattro figli: Achille nel 1801; Letizia 1802, Luciano nel 1803, e Luisa nel 1805.
A Napoli, Murat credette di poter essere autonomo e di essere un vero Re, volle strafare senza capire di essere invece solo un delegato del cognato, un prefetto francese in una provincia francese. Carolina cercò di fare da collegamento tra marito e Napoleone. In una sua lettera al marito, diceva: “ tutta l'Europa è schiacciata sotto il giogo della Francia. Il tuo scopo qual'è? Quello di mantenerci dove siamo e di conservare il regno; occorre dunque fare ciò che egli ( Napoleone) desidera e non irritarlo quando chiede qualche cosa, perchè è il più forte e tu nulla puoi contro di lui.....” ( G. Lefebrve, Napoleone, Ed. Laterza). Come sappiamo il regno murattiano durò poco: nel 1812 la campagna di Russia diede un bel colpo al'esercito francese, poi la sconfitta a Lipsia nel 1814, l'esilio all'Elba, i cento giorni e la definitiva sconfitta a Waterloo. Regina e reggente a Napoli per conto del marito impegnato con il cognato nelle ultime guerre, Carolina si rese conto che la fine dell'avventura napoleonica si avvicinava e cercò di rimediarvi, prendendo contatti con il suo antico amante Matternich, e convincendo il marito a tradire, e stringere una alleanza con l'Austria per salvare il trono. Rientrato a Napoli il 4 novembre, Murat accettò di entrare nella coalizione, ma era un sentimentale e non poteva resistere alle chiamate del potente cognato. Così partecipò all'ultima battaglia a Waterloo, alla disfatta della Francia e volle addirittura gettarsi in una rischiosa impresa: guerra all'Austria, invito agli Italiani a combattere per la libertà e l'unità (30 marzo 1815). Poi avrebbe tentato con lo sbarco in Calabria quell'ultima disperata avventura in cui avrebbe trovato la morte, per fucilazione, il 13 ottobre 1815. Invano Carolina si batté per salvarlo.
Villa Murat a Trieste
Rimasta sola a Napoli, la regina si era comportata con molta dignità e con molto coraggio nel momento finale della caduta del Regno, affrontando il duro atteggiamento degli alleati e l'ostilità crescente della popolazione. Dopo aver tentato una difesa militare, cercò di avviare nuove trattative con gli Inglesi, che le imposero una resa senza condizioni: Carolina e figli furono imbarcati su una nave britannica che li condusse, il 6 giugno 1815, a Trieste e da lì portati e internati a Graz, e poi in località nei pressi di Vienna, mettendosi sotto la protezione dell'imperatore d'Austria e del vecchio amico Metternich. A Trieste c'era già la sorella Elisa, che aveva avuto il permesso di stabilirsi in città e con il marito, Pasquale Baciocchi, nel 1816 acquistò una bella villa di stile neoclassico, detta Villa di campo Marzio, situata sulla collina di Sant'Andrea, da dove si spazia sul golfo di Trieste. Lì, nonostante le strettoie dei controlli di polizia la contessa Elisa visse piacevolmente, tra artisti e intellettuali del posto, gli anni del suo esilio, fino al 1820. Si era trasferita poi a Villa Vicentina dove morì il 7 agosto 1820. Trieste era comunque la meta e il luogo dell'esilio di altri napoleonidi, ci andrà poi anche l'altro fratello, Girolamo: dopo la morte nel 1821 di Napoleone a S.Elena, l'ex regina di Napoli, grazie a Metternich, riuscì a andare a Trieste e occupò la villa della sorella Elisa, ribattezzata villa Murat, e lei si farà chiamare Contessa di Lipona, chiaro anagramma di Napoli.
Viveva ormai in semipovertà, oberata dai debiti contratti dal marito per l'ultima spedizione e doveva restituire ai familiari forti prestiti. I sovrani di Francia e di Napoli la perseguitavano, controllandone ogni mossa e denunciandone l'opera cospiratrice. Mando I due figli Achille e Luciano in America presso lo zio Giuseppe; sposò invece le due figlie a due nobili emiliani, i conti Rasponi e Pepoli. Era sempre accompagnata dal generale Francesco Macdonald, già ministro della Guerra a Napoli, con il quale probabilmente aveva anche una relazione. Dopo il 1830, con il nuovo clima politico creato in Francia dall'ascesa di Luigi Filippo, Carolina tentò di rientrare in possesso dei beni ai quali aveva dovuto rinunziare nel 1808. Non ci riuscì, ma il re le fece assegnare una pensione di 100 mila franchi annui. Si trasferì a Firenze dove condusse una vita ricca di trattenimenti e relazioni sociali, e in questa città si spense nel 1839, a 57 anni.




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