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Racconti

venerdì 25 maggio 2018

Larghi e strade


Larghi e strade

Via San Sebastiano

La storia di questa via ci porta molto indietro, nel passato remoto di Neapolis, la nuova città. Nel VI secolo a.C., migranti fuggiti da Cuma per motivi politici, e altri profughi, fondarono la città e la circondarono con alte e possenti   mura i cui resti possiamo vedere ancora oggi in piazza Bellini, o dietro via Foria o anche al noto Cippo a Forcella.
In particolare, quelle visibili in piazza Bellini, seguendo il naturale  dislivello del terreno, si dirigevano a nord lungo la  attuale via Costantinopoli, a sud  verso Piazza San Domenico  e proseguivano   lungo il decumano inferiore, S. Biagio dei Librai, verso oriente, sulla linea di costa alta  circa 7/8 metri sul mare.
Tra Piazza Bellini e l’ingresso della chiesa di S. Pietro a Maiella, secondo storici e archeologi, c’era sicuramente una porta conosciuta, secondo un documento del 1038 , come “Porta Nova que dicitur de Domino Urso Tata” chiamata poi popolarmente Donnorso.
Chi usciva da quella porta si trovava a una grande  vallata e campi di macchia mediterranea e boschi di pini e querce, attraversati da un fiume, il Sebeto,  alimentato da acque  provenienti dalle colline di Capodimonte e del Vomero attraverso il Cavone,  che si dirigeva a occidente e sfociava sotto la collina di Pizzofalcone e  la più antica Partenope. A destra lungo le mura si intravedevano le collina di Capodimonte, sinistra un sentiero che scendeva verso il mare e l’area portuale.
Nel corso del tempo Napoli  subì poche modifiche alle mura e molte costruzioni di monasteri e chiese, dopo che il Cristianesimo era diventata la religione di Stato.
Nel periodo Ducale,   intorno all’anno 1000, erano presenti, intra et extra moenia, più di 100  chiese, compresa la cattedrale,  e  30 monasteri femminili e maschili.
Tra questi ultimi, risalente verosimilmente al VI secolo d.C. , all’esterno delle mura occidentali, lungo quella spianata ( detta poi Mercatello) e il sentiero a sinistra della porta, fu costruito un Monastero e una Chiesa, intitolati a  San Sebastiano (e a san Theodoro).
 Secondo il Capasso, il monastero “era posto vicino le mura della città a occidente in un giardino ( in viridario) , ed era detto ad casa picta”.  I  giardini si estendevano a nord fino  alla Porta Donnorso, e  a sud fino a Porta Cumana, che doveva trovarsi all’altezza dell’attuale  S.Chiara.
In quel monastero,  e la chiesa annessa, furono alloggiati nel tempo, e per farla breve, monaci basiliani, cioè di rito greco-bizantino, poi benedettini e quindi, tra il 1425/26, monache domenicane provenienti dal monastero di San Pietro a Castello (nel Castel dell’Ovo), saccheggiato dall’esercito di Alfonso d’Aragona nel 1423.
Così accadde che quella discesa, un vicolo, cominciò a essere individuata riferendosi al monastero di San Sebastiano, poi fu inglobato tra le mura angioine e i successivi allargamenti operati dagli Aragonesi e infine da don Pedro di Toledo.
Con gli Angioini fiorirono  chiese e  monasteri: alla fine del XIII secolo  fu eretta la chiesa di S. Pietro a Maiella con annesso monastero di frati celestini, dove oggi c’è il Conservatorio di musica.
Nel 1581, il vicus di S. Sebastiano fu allargato e cominciò a prendere forma   la strada che vediamo oggi, e furono costruite le case sul lato destro scendendo,  volute dalle monache su suoli del convento come fonte di reddito. Nel 1624 fu costruita la Porta adiacente intitolata al duca d’Alba, vicerè dell’epoca.
Successivamente la chiesa venne completamente rifatta da fra Nuvolo, cioè Vincenzo de Nuvolo, frate ma anche architetto, esponente del barocco napoletano
Sul monastero e la chiesa si innesta la storia di un istituto scolastico, un Convitto privato parificato e un liceo/ginnasio statale.

Le Suore vi rimasero poi fino al 1807 quando i francesi di Murat vi istituirono il primo Real Collegio di Napoli divenuto Liceo del Salvatore. nel 1812. E’ questa la prima apparizione, a Napoli, di quel liceo che sarà famoso.
Nel 1826 i Gesuiti, cacciati del Regno durante il periodo illuminista, vi furono riammessi  e  fondarono nel monastero di S. Sebastiano unCollegio dei Nobili”, con annesso Convitto. Per essere ammessi i giovani dovevano avere “la nascita nobile, nonché sia certo che né il padre, né l'avo abbiano esercitata arte vile o meccanica, la povertà del soggetto, la quale s'intende quando non possa avere di sua porzione una rendita annua di ducati 120, l'età di circa dieci anni”. Nel 1835
 fu aperto un ingresso per il Convitto  nella nicchia centrale del Foro Carolino (piazza Dante), lì dove, secondo le intenzioni di Vanvitelli che aveva costruito l’emiciclo, avrebbe dovuto essere posta una statua equestre di Carlo d Borbone. La gestione dei Gesuiti in San Sebastiano durò fino al 1860. L‘ Ordine dei Gesuiti fu abolito e  furono requisite "la casa lasciata dai Gesuiti con l'annesso Collegio al largo dello Spirito Santo (oggi piazza Dante)e le scuole poste alla strada di S. Sebastiano" e furono date  all'Istruzione Pubblica.
Il monastero divenne perciò sede del Liceo ginnasiale Vittorio Emanuele II, Il 10 marzo 1861, con annesso convitto. Fu il primo liceo napoletano del Regno d'Italia, successivamente  le  riforme scolastiche  del regno d’Italia  trasformarono ai primi del 900, il  liceo di San Sebastiano e Il convitto di Piazza Dante in due istituti separati, ma con lo stesso nome.
La chiesa cadde in rovina tra il 5 e il 6 maggio del 1941, la cupola della Chiesa crollò. I ruderi restarono lì fin dopo la guerra, e furono eliminati tra gli anni cinquanta e sessanta.
Negli anni ‘60 del XX secolo i due istituti erano separati, uno statale da via san Sebastiano e l’altro, il convitto, dietro la statua di Dante nella piazza omonima.
Superato l’ingresso di via San Sebastiano a destra si entrava nel complesso principale, a piano terra gli uffici di presidenza e amministrativi, ai piani superiori le aule. A sinistra un altro edificio che conteneva, se non ricordo male, altre aule mentre oggi – ci sono stato circa un anno fa -  ci sono uffici di Segreteria. Al centro l’immenso cortile. C’era, se non ricordo male, una possibilità di transitare – ovviamente di nascosto - dal Liceo al convitto,   scavalcando un cancello e una scala per ritrovarsi dall’altra parte, uscire in piazza Dante e anche rientrare, dopo aver visitato la friggitoria “Vaco’ e ‘ pressa (vado di fretta oggi sarebbe un fast food).
Più spesso, usciti dal liceo, ci si fermava sotto port’ Alba davanti alla omonima pizzeria, o a quella Bellini, per mangiare la pizza a libretto con 50 lire. La friggitoria e le due pizzerie sono ancora lì.
La strada di S. Sebastiano era ed  è  nota per la presenza su entrambi i lati e per tutta la sua lunghezza di negozi di strumenti musicali ( il famoso Miletti),  ovviamente per la vicinanza con il Conservatorio Musicale di San Pietro a Maiella.


                                                                                    (dedicato al Gruppo: Quelli del V.E.II)





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