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martedì 27 dicembre 2016

Baia, il castello aragonese


parco archeologico sommerso
Da ragazzo ho vissuto lunghe giornate tra Lucrino e Baia: il Lido Napoli, la spiaggia, il mare e le gite in grosse barche a remi, stipate di ragazze e ragazzi, oltre le secche: a Baia il mare era talmente trasparente che sporgendosi dalla barca si riconosceva la città sommersa di Baia, si vedevano perfettamente strade, mura e edifici, anfore e vasi, resti di grandi piloni, di un molo forse, che emergeva, in mezzo allo specchio d' acqua tra Lucrino e Arco Felice, con una antica torre, forse un Faro, ironicamente chiamato Torre di Pulcinella, e rappresentava un limite da raggiungere a nuoto o in barca.
Sul promontorio che chiude il golfo di Pozzuoli, ci sovrastava un grande edificio a picco sul mare, un castello.(Ricordi)

Baia è oggi una frazione del Comune di Bacoli : siamo a nord di Napoli, nel cuore dei Campi flegrei, un vasta area di numerosi, grandi e piccoli vulcani, dei quali il più famoso e visibile è la Solfatara di Pozzuoli. I vulcani davano, e danno, luogo a acque termali, utilizzate e sfruttate dall'antichità, dai Romani e e altri dominatori, fino ai giorni nostri.
Era normale per i Romani benestanti andare in vacanza a Baia e, in generale, in tutta l’area dei campi Flegrei, della costa, Baia, Bauli, Puteoli, c'erano ville sontuose: a Baia Seneca, il filosofo si ritirò a vita privata nella sua villa, a Baia aveva villa anche la madre di Nerone, Agrippina, che proprio lì fu uccisa dai sicari del figlio.
Lo storico Tacito scriveva che, su una altura dominante il golfo di Baia, c'era un grande complesso residenziale, una grande villa dei Cesari, cioè degli imperatori.
Ma l'area non era solo luogo di delizie e otium. Poco più avanti, a Miseno, c'era tutta un'altra vita.
A Miseno Ottaviano Augusto, circa nel 27 a.c., aveva istituito la base navale della “ Classis praetoria Misenensis”, per il controllo del Tirreno, e un rapido intervento, con almeno 250 imbarcazioni; la base navale e i dintorni erano densamente popolati da almeno diecimila militari, marinai, legionari, carpentieri e artigiani, moglie, figli e schiavi. C'era poi la “ militum schola”, da cui deriva il nome odierno di Miliscola, scuola militare per le reclute: Aggiungiamo poi l' indotto, fornitori vari, servizi e poi trattorie, tabernae e popinae, e lupanari che, penso, non potevano mancare. Fu lì che nel 79 d.C, Plinio il vecchio, comandante generale della flotta, vide la grande eruzione del Vesuvio, ordinò la partenza delle navi disponibili per i soccorsi e morì anch'egli durante le operazione di salvataggio. 

Le cose andarono avanti cosi per molto tempo ma erano in corso grandi cambiamenti: Roma non era più la capitale di un impero troppo grande, Ora c'erano Milano, Costantinopoli, Ravenna, i templi erano stati abbattuti, invasioni e distruzioni avevano fatto il resto: le magnifiche ville dei secoli passati erano distrutte, sopravvivevano pochi ruderi coperti da erbacce e sassi, la grande villa sul promontorio era ora stata sostituita da un fortilizio bizantino, poi Normanno. Sopravvivevano a stento le Terme, poco utilizzate.
Il promontorio costituiva un punto strategico per la difesa e il controllo del sottostante mare insieme ai Castelli di Procida e Ischia, soprattutto contro le incursioni dei pirati Saraceni. Nell'area di Lucrino, sulle rive del lago d'Averno, gli Angioini incoraggiarono l 'uso delle Terme a fini terapeutici, e edificarono un castello intorno al quale sorse anche il villaggio di Tripergole.
I re Aragonesi si dedicarono molto alla difesa del regno e costruirono ex novo o, essendo mutate le tecniche militari e gli armamanti, ristrutturarono i preesistenti castelli sia della capitale sia dei dintorni. A Baia la ricostruzione del castello,con l'aggiunta di mura, fossati e ponti levatoi, fu avviata nel 1495. Dopo questi interventi, il castello, di cui non restano tracce dell'originaria architettura, risultò praticamente inespugnabile. La posizione, l'inespugnabilità e la stessa struttura ricordano gli altri edifici aragonesi, quello di Ischia e quello di Procida.
Castello
Dopo qualche anno però, nel 1538 ci furono altri interventi. Il vicerè spagnolo don Pedro di Toledo, che stava rifacendo Napoli, non poteva non intervenire anche a Baia, visto che aveva anche una sua villa a Pozzuoli. I lavori di ristrutturazione furono avviati ma, e in quello stesso anno, il 29 settembre alle 2 di notte. “ il terreno della marina tra il porto di Baia e quello di Pozzuoli vomitò tanti sassi e ceneri con fumo e fuoco ardentissimo dal che nacque una pioggia di cenere mescolata ad acqua per essere il tempo piovoso......il mare si ritirò presso Baia circa passi 200 e ne nacquero in quei luoghi fonti di acqua dolcissima e morirono gran numero di pesci e molti Napoletani che erano andati a vedere tale incendio morirono coperti dalle pietre e nella stessa zona si formò un monte piccolo che ora si vede e si chiama Montagna Nuova di Pozzuoli”. Così si esprimeva Giovanni Antonio Summonte, storico contemporaneo degli avvenimenti in “ Historia della città e regno di Napoli”.
Tutta la zona fu scossa da grandi boati e brontolii, il fenomeno bradisismico ascendente si accelerò e scoppiarono terremoti, i crateri eruttarono sassi pietre e altro, il lago Lucrino venne sommerso e completamente ridimensionato, il villaggio di Tripergole distrutto cosi come pure tutte le strutture termali, la topografia del luogo cambiò totalmente, sorse infine Monte nuovo. Don Pedro di Toledo. accompagnato da nobili, e studiosi, corse ad assistere al fenomeno e a dare disposizioni per i soccorsi..
I lavori di ristrutturazione del castello, gravemente danneggiato dal terremoto e dall'eruzione, proseguirono negli anni successivi, fu ampliato e assunse il suo aspetto attuale, a forma di stella. Tutto l'edificio assunse un aspetto più imponente del passato, con mura poderose e alti bastioni che lo proteggevano ancora maggiormente sul lato meridionale. Altri lavori di rammodernamento furono operati successivamente, tra il 1575 ed il 1643,come il ribassamento delle torri aragonesi e la costruzione di un fortino a mare per contrastare gli attacchi navali; questo fortino era unito alla terraferma mediante un pontile interrotto da un ponte levatoio. L'edificio mantenne la sua funzione di fortezza militare nei successivi periodi fino al 1860, altri interventi ci furono, ma si ridussero ad opere di manutenzione e di restauro, necessarie per il trascorrere del tempo e per l'incuria, anche a causa dell'assottigliarsi del numero dei soldati presenti. 
Dopo l'unità per il castello subentrò un periodo di lenta decadenza, poiché non fu più considerato utile ei fini militari: Durante la Prima Guerra Mondiale fu un campo di concentramento per prigionieri austro - ungarici, durante la Seconda Guerra Mondiale fu installata una batteria contraerea.
Fino al 1975 fu destinato a orfanotrofio militare, mentre passato quindi alla Regione e nel 1980, a causa del terremoto dell'Irpinia, fu occupato per alcuni anni da famiglie terremotate.
Successivamente fu consegnato alla Soprintendenza Archeologica di Napoli e Caserta perché diventasse sede del Museo archeologico dei Campi flegrei.

La costruzione del castello iniziò nel 1490, sui resti di una antica villa romana, in un'area strategica da cui si domina il vasto specchio di mare che si estende dal golfo di Pozzuoli all'acropoli

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