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mercoledì 18 ottobre 2017

Ponti di Napoli, Tappia

Ponti a Napoli,
Tappia


Carlo Celano, letterato napoletano del '600, con una grnde passione per l'arte e l'architettura, scrisse e pubblicò, verso la fine di quel secolo, “Le Notizie del bello, dell'antico e del curioso della città di Napoli “, una specie di guida turistica, divisa in dieci giornate, per illustrare monumenti e palazzi ai forestieri in visita alla città.
Dopo aver guidato il visitatore per il largo di palazzo ( oggi p.za Plebiscito) e quindi per il castel nuovo ( oggi maschio angioino) e le vicinanze, così scriveva: “Usciti dunque nella gran Strada di Toledo, prendendo il camino a sinistra verso il Regio Palazzo, dall’una mano e l’altra vi troveranno bellissime habitationi palatiate, tutte quasi d’un’istessa altezza, e …...più avanti a destra vi è un altro vico detto del Ponte di Tappia, per un ponte che vi fu fatto fabricare dal regente Carlo Tappia a comodità di passare dalla sua casa grande alla picciola.....”.
Capiamo subito dove ci troviamo, nella gran strada di Toledo, che tutti i napoletani di Napoli conoscono bene.
La strada porta il nome di don Pedro Alvarez di Toledo, marchese di Villafranca, per oltre vent'anni Vicerè spagnolo di Napoli dal 1532. Egli trasformò completamente la città, abbattendo e costruendo nuove mura, mutando la destinazione d'uso di castel Capuano( Tribunale), avviando la costruzione di palazzo reale, combattendo il malaffare e la criminalità, affrontando l'emergenza del terremoto nei Campi flegrei.
Tra le altre iniziative, fece tracciare e costruire la via che porta ancora oggi il suo nome, dritta e lunga più di un chilometro, da largo del Mercatello ( piazza Dante) fino al largo di palazzo. Prima non era altro che un fosso, già in secoli passati alveo di un antico fiume, ridotto a immondezzaio, lungo il quale correvano le mura aragonesi.
Con Toledo le mura furono abbattute e allargate fin sulla collina del Vomero, l'alveo fu ripulito e la nuova strada fu lastricata e resa perorribile da tutti..
Via Ponte di Tappia
Lungo la strada, mentre a monte fece costruire i Quartieri, edifici quadrati adibiti a caserme per le truppe di stanza in città, sorsero grandi palazzi nobiliari che vediamo ancora oggi.
Tra i vari palazzi che sorgevano in quell'area, nel 1566, su progetto dell'architetto Giovanni Francesco di Palma, fu costruito, a lato della strada di Toledo, dopo l'attuale largo Carità e la stazione della Metropolitana, un palazzo, su incarico di Egidio Tapia (o Tappia), spagnolo, giudice della gran Corte della Sommarìa ( una specie della nostra Corte dei Conti).
Egli ci andò ad abitare con la famiglia, e dopo qualche anno, per l'esattezza nel 1574, acquistò un palazzo situato di fronte, separato da una stradina trasversale. Tappia lo fece ristrutturare e per maggiore comodità, per andare da una casa all'altra, fece costruire un ponte di collegamento tra i due palazzi. Chi sa se la costruzione era abusiva e ci fu qualche condono edilizio, fatto sta che così nacque il ponte di Tappia.
Nel tempo la strada fu indicata come via Ponte di Tappia e lì furono istituite anche prigioni cosiddette civili, cioè quelle per debiti.
Nel 1832, il palazzo fu acquisito dal principe Tocco di Montemiletto che lo ristrutturò completamente.
Con l'unità e successivamente nel XX secolo, la struttura del ponte fu demolita e anche la strada non fu più la stessa. Vennero aperte nuove vie e modificate quelle esistenti tanto che oggi molte non esistono più. Anche Il ponte di Tappia, come altri, diventò ed è ancora oggi, solo un toponimo urbanistico.

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