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lunedì 9 maggio 2011

attualità

Fare il mestiere di direttore di carcere è difficile e pieno di responsabilità, richiede impegno quotidiano a tempo pieno, conoscenze giuridiche, psicologiche, amministrative e contabili, molta pazienza, capacità di organizzazione, disponibilità e reperibilità continua, a tutte le ore e in tutti i giorni; e non ti lascia il tempo per fare altro.
Almeno, era così quando quel lavoro lo facevo anche io.
Eppure c’è uno bravo, che riesce a fare, contemporaneamente, anche altro.
L’uomo, ambizioso, arrivista, arrampicatore sociale, ex fascista, già sindacalista contro i suoi stessi colleghi, quando parla non ti guarda dritto negli occhi ma di traverso e sembra aver ingoiato un vocabolario, mi sostituì anni fa alla guida dell’istituto che avevo diretto, quando lasciai quel lavoro.
Immediatamente mi fu interdetto l’ingresso, per paura che la mia presenza gli facesse ombra, e per qualche anno mi addossò ogni disfunzione e malfunzionamento, dichiarò alla stampa che la mia gestione era basata sull’ effimero, mentre lui avrebbe badato al concreto, mi negò perfino una fotocopia, a mie spese, di documenti necessari alla difesa in un processo cui ero sottoposto, manovrò per ritardare o non farmi riassumere nell’Amministrazione, si faceva passare per direttore, chiedendo sconti per se e famiglia anche quando andava dal barbiere.
Ebbene questo personaggio, da anni è tesserato a un partito politico ovviamente di destra, è stato assessore provinciale e ora è assessore comunale in scadenza, è vicecoordinatore regionale del partito e del laboratorio politico, portaborse del deputato locale del partito, attualmente sta partecipando alla campagna elettorale per le elezioni amministrative come candidato a presidente della Provincia, presente ogni giorno nei gazebo elettorali, è infine anche sindacalista, in verità con scarso seguito. Pare che, nel tempo libero o di notte faccia anche il direttore del carcere.
Poiché la normativa attuale prevede sì l’aspettativa - art.53 del DPR 24/4/1982 n.335 -, ma a domanda dell’interessato, che normalmente si presenta, se uno ha un minimo di correttezza o la si fa presentare. Ma se uno non ha correttezza istituzionale né rispetto delle minime regole di moralità ovvero se neanche dirigenti ministeriali compiacenti, ti invitano a far domanda, che succede ? Si fa tutto contemporaneamente, senza abbandonare nessun incarico. Ma siccome il nostro ha paura che qualche collega chiamato a sostituirlo gli rubi il posto o trovi questioni strane, o teme di perdere l'alloggio, che è gratuito, da intelligente e furbo cosa ha fatto? Ha chiesto il part-time, che ovviamente gli à stato concesso da megadirigenti incapaci. Sembra che, bontà sua, e bontà dei dirigenti ministeriali, ora sia in aspettativa per la campagna elettorale.
Deve essere veramente molto, ma molto bravo, preparato in tutto, quasi eccezionale.
Ma può un dirigente pubblico, peraltro in un settore così particolare, il cui contratto di lavoro è pari a quello di un prefetto o di un dirigente della polizia o di un magistrato, fare anche il dirigente di un partito politico, assumere incarichi politici e fare anche campagna elettorale, senza abbandonare almeno provvisoriamente, come fan tutti, quel lavoro per cui è pagato dallo Stato?
E quanti stipendi prende? La Corte dei conti, così pronta e attenta, ha svolto qualche accertamento? Può un dirigente dello Stato, e in un settore che riguarda la sicurezza, fare il part-time? L’attività partitica non è in conflitto con l’attività della pubblica amministrazione?
L’art. 51, 3° comma della Costituzione afferma che chi è chiamato a funzioni pubbliche ha diritto di disporre del tempo necessario al loro adempimento e di conservare il suo posto di lavoro.
Perciò è stato creato l’istituto della aspettativa anche senza assegni, che il datore di lavoro, pubblico o privato, è tenuto a dare, a domanda.
La Costituzione, art. 97, dice che la Pubblica amministrazione deve assicurare l ‘imparzialità; l’art.98 dice che i pubblici impiegati sono a servizio esclusivo ( cioè tempo pieno) della nazione e che” si possono stabilire per legge limitazioni al diritto di iscriversi ai partiti politici per i magistrati, i militari e i funzionari e agenti di polizia, per i diplomatici”.
La legge 27 luglio 2005 n.154. e il successivo decreto legislativo 15/2/2006 n. 63 che regola l’organizzazione dei dirigenti penitenziari non parlano di questo, ma è assolutamente implicito il richiamo alle norme di quelle altre categorie, in particolare alla lege 121/81 per la polizia di stato.
Lo dice lui stesso peraltro in una intervista rilasciata al giornale locale: “…Se non vengo eletto, infatti scatta la norma che riguarda i dirigenti delle forze dell’ordine e che prevede,…..il trasferimento nella sede analoga più vicina,…… per un minimo di tre anni..”. Mai previsione fu più azzeccata: non eletto, si viene a sapere che è stato stranamente, dopo anni, trasferito alla sede libera più vicina. Adesso però si legge che il batrace annunzia ricorsi e accampa le scuse più stravaganti per far "ripensare" il provvedimento. Il bello è che lo sapeva a cosa andava incontro e che lui stesso fece di tutto, da sindacalista e politico, per far passare una legge che parificava la categoria dei direttori a quella della Polizia di stato. Ora, se sai a cosa vai incontro, sapendo di non avere alcuna speranza di essere eletto in un partito che non ha numeri, o pensi che non ti succeda niente oppure, dopo, non puoi lamentarti.Un pò di decoro!
Ho letto che una collega di una città molto più importante è stata chiamata a far l'assessore nella nuova giunta comunale. Contrariamente agli indegni comportamenti del nostro soggetto e, molto più corretamente, ha annunziato che, per questo, lascerà l'incarico.
Ma al di là di questo, può un dipendente pubblico, a servizio esclusivo della nazione, essere imparziale, se iscritto a un partito politico, alla cui vita partecipa attivamente e pubblicamente?

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